Esposizioni 2004

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ATTIMI TRA LUCE E OMBRA
fotografie di Edoardo Cravero

L’arte di Edoardo Cravero, innamorato della luce discreta dai toni nebbiosi della sua Torino, può trovarsi in una posa lieve e leggera come un corpo di quasi-tulle, in un involucro vaporoso da cui il corpo è magicamente fasciato.
Cravero pare infatti aver trovato proprio nella danza il tema iconografico a lui più congeniale che esprime una nuova forma di corporeità ma soprattutto l’anima che da quest’ultima, come per soffio vitale, promana: corporeità e anima sempre colte nel dinamismo senza fine della danza o nell’immortalamento di una posa.
La tecnica usata da Cravero è oltremodo interessante e particolare: partendo dai negativi originali l’autore stampa le immagini su una tela gessata preparata con una stesura di emulsione fotografica, che rende le figure, tutte rigorosamente in bianco e nero ancora meno nette nei loro contorni e quasi tendenti al limite dello scorporamento.
Con ulteriore intimismo Cravero ci presenta, oltre alle splendide leggerezze effimere sul palco, anche una cospicua serie in cui pare quasi che una ballerina, all’interno delle mura domestiche provi pose.

Le trasparenze accattivanti tramite giochi di tulle e nudità.
Quasi tutta la vetrina di tele dunque, coglie la momentaneità di gesti che sono comunque sempre danzati, sebbene non sempre di danza palese si tratti, ma piuttosto di zone a lei limitrofe. Insomma forse più di parvenze, cenni e accenni di danza come per cogliere l’anima danzante che è nel mondo.
La ballerina (ma anche il ballerino) sarà allora, come ci suggerisce Jeanloup Sieff, una sorta di madelaine di proustiana memoria, ma della danza, o dell’essenza del movimento e della grazia, che aprirà le soglie della leggerezza e la richiuderà discretamente, una volta lasciati il palcoscenico e le luci della ribalta, per ritornare dietro le quinte.
O dietro alle porte della propria casa a danzare nuovamente in vellutata serica penombra davanti al suo specchio.

 
10 GIORNI A PECHINO
fotografie di Mauro Villone
 
Il lavoro presentato nella mostra deriva da un reportage di viaggio inizialmente realizzato per i cataloghi di un Tour Operator torinese e poi ampliato.
La mostra “10 giorni a Pechino” rappresenta l’anteprima di un più ampio lavoro che prevede una vasta esposizione di gigantografie, un audiovisivo fotografico e la realizzazione di un libro.
Il materiale esposto è stato selezionato tra oltre 4.000 scatti effettuati nelle città di Pechino, Shanghai, Shuzhou, Hanghzhou e il sito di Simatai. Qui si trova una lunga porzione della Grande Muraglia aperta di recente al turismo.

Parte del materiale (quello relativo al Palazzo ’Estate) è stato pubblicato sulla testata femminile “ELLE”.
Le stampe e le gigantografie sono realizzate partendo da pellicola invertibile a bassissima sensibilità e alta definizione per ottenere i migliori risultati possibili sia su pubblicazioni che su grandi formati.

I soggetti sono soprattutto paesaggi urbani, tipici giardini e parchi cinesi, architetture, paesaggi e ritratti. Il lavoro nel suo complesso mostra, al primo impatto, il contrasto tra la cura e il mantenimento
delle tradizioni e l’altissima tecnologia impiegata nelle nuove e avveniristiche costruzioni che ben poco hanno a che vedere con gli enormi edifici del periodo maoista.

Un viaggio in Cina è un incontro con l’immensità, nella profondità delle tradizioni, nella grandiosità mozzafiato dei paesaggi, nel sorprendente utilizzo delle tecnologie più d’avanguardia.